Quali possono essere le motivazioni di un consultante in cartomanzia?
Sembra che la risposta sia multipla e deve essere formulata in funzione di un epoca considerata. Ne ho però ritenute tre che mi sembrano interessanti.
1. La speranza reale di scoprire delle “verità” che il ragionamento non può prevedere.
Per che questa motivazione lo posso attivare, ci vuole naturalmente che lui credi fortemente nel valore divinatorio dei simboli e dei segnali.
Questa condizione era compiuta nei tempi antichi. Nella Grecia antica per esempio, la donna incinta che vedeva una volpe nel periodo in cui iniziava a muoversi il feto, si convinceva che quel bambino sarebbe stato abitato dall’anima della volpe stessa. Il presagio del “segno della volpe” era considerato come formale.

2. La seconda motivazione sarebbe il bisogno del consultante di trasferire inconsciamente una parte della sua responsabilità su l’oracolo.
davanti ad un problema il consultante si aspetta dalle carte una risposta che venga rinforzargli una decisione che lui stesso di solito a già preso inconsciamente. Ci ritroverà la rassicurante sensazione di aver condiviso la responsabilità della sua decisione o della sua azione.

3. La terza sembra come un bisogno del consultante di “illudersi” e “tradirsi” se stesso su l’avvenire e le prospettive che l’aspettano. Cerca a credere a traverso la cartomanzia al presagio di un presente più sontuoso; di un avvenire plus clemente del proprio. Ritroverà in queste rivelazioni divinatorie una “verità artificiale” capace di aiutarlo a superare le sue difficoltà o a mascherarle.